Un Manifesto fatto di citazioni
di django
David Shields ha suscitato clamore negli Stati Uniti con un manifesto letterario, “Fame di realtà”, appena uscito qui per Fazi. La cosa risulta sconcertante, o almeno potrebbe sconcertare noi, che conosciamo da cent’anni la natura e il destino dei manifesti letterari: scarso il valore rivoluzionario (una decina di autori li segue, produce opere curiose e quindi, poi, rientra nei ranghi), altissima invece la loro funzione indicativa (un manifesto serve a chiarire le tendenze che già sono in atto). Shields segue il metodo più classico: osserva la contemporaneità e ne ricava una ricetta per il romanzo del domani. Primo: tutto è citazione. Secondo: l’artista può rubare. Terzo: c’è fame di realtà. Il che potrebbe contraddire quanto affermato fino a ora ma, punto quarto, così non è: l’esplorazione dell’Io è tutto ciò che conta, ma l’essenza dell’Io vive tra verità e finzione, tra unicità e molteplicità, tra vita, insomma, e letteratura. Raccontarsi significa trasformarsi in personaggio, ed essere verosimile. Se ci dovessimo fermare alla forma, diremmo che gli Stati Uniti stanno seguendo l’Europa. Non è postmoderno: è Gruppo 63, questo è Edoardo Sanguineti. Ma Shields ha avuto un colpo di genio. Per meglio illustrare il suo concetto, ha composto il suo saggio solo attraverso citazioni, tagliate, cucite e giustapposte, con un risultato davvero brillante. E ci ha ricordato in questo modo il vero valore dei manifesti d’avanguardia: non tanto decaloghi per opere d’arte, ma opere d’arte di per sé.Fame di realtà di David Shields
Fazi, 244 pp., € 18,50