Berlusconi avrebbe anche confidato ai suoi fedelissimi giovedì sera che «Bossi minaccia, ma sa che se non andiamo insieme perdiamo».
A lato, infatti, dell’avvertimento di far crollare la giunta di Roberto Formigoni, in via Bellerio, sede del movimento leghista, sanno bene che nei grandi centri dove nel 2012 si correrà per le comunali non conviene mollare l’ex premier. La cornice pidiellina, come quella leghista del resto, non è poi delle più confortanti. Entrambi i partiti sono spaccati al loro interno, in attesa dei congressi provinciali previsti tra febbraio e marzo. A parte i centri con meno di 30mila abitanti, quindi, è probabile che l’asse del Nord continui a reggere ancora per molto.
In attesa di capire entro la fine di marzo se il governo Monti reggerà o meno, il nodo vero resta Verona. Il sindaco leghista Flavio Tosi continua a ribadire di voler correre da solo con una sua lista civica. La questione sta spaccando sia il Carroccio, con il segretario regionale Giampaolo Gobbo sulle barricate, sia i pidiellini. Se prima dell’incontro tra Bossi e Berlusconi a Milano i berlusconiani facevano la voce grossa, nelle ultime ore il coordinatore provinciale Stefano Bertacco ha cambiato opinione. «Abbiamo lavorato bene, gettare all’aria cinque anni insieme è una mossa azzardata», ha detto, facendo intendere che da qui a maggio è probabile che si trovi un accordo di massima su una competizione elettorale dove il centrosinistra non dovrebbe toccare palla. Qui la tentazione leghista di correre da soli è sponsorizzata da Roberto Maroni, che vorrebbe prendere le misure del movimento in vista di una temuta nuova legge elettorale che potrebbe isolare i leghisti.
Oltre alla situazione veneta - l’altra città dove si vota è Belluno dove Pdl e Lega si guardano in cagnesco, ma se volgiono tenere Comune e Provincia, sanno che devono correre insieme - particolare apprensione la sta dando Genova. Qui, mentre il Partito democratico è in attesa delle primarie del 12 febbraio, il Pdl è sempre più spaccato, in particolare dopo che l’ex liberare Enrico Musso ha deciso per la corsa in solitaria. La Lega Nord insiste per avere un proprio candidato. Continuano a circolare i nomi di Edoardo Rixi, Francesca Bruzzone e Alessio Piana, ma tutto porta a pensare che alla fine “la quadra” la si troverà, anche perché altrimenti sarebbero a rischio le giunte di Imperia, Savona, Albenga e Diano Marina. Umberto Bossi e Roberto Maroni lo sanno bene. Per questo motivo, “spaccare” su Genova potrebbe non convenire a nessuna delle due parti. Non foss’altro per evitare il rientro in gioco di Claudio Scajola, pezzo da novanta del Pdl in Liguria, che proprio ieri dichiarava la fine del patto d’acciaio con la Lega aprendo alle forze moderate di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini.
Anche in Piemonte, dopo l’estromissione del leghista Riccardo Molinari dal consiglio regionale, si ragiona su come muoversi sui comuni di Alessandria e Cuneo. Qui saranno il governatore Roberto Cota e il coordinatore pidiellino Enzo Ghigo a dettare la linea.
In Lombardia, Monza, Sesto San Giovanni e Como sono i centri più importanti in cui si voterà. Nel primo il Cavaliere sta mostrando una particolare sensibilità, confermando che quello che avviene in Brianza intorno alla villa di Arcore gli sta sempre a cuore. A fine dicembre ha nominato il suo geometra di fiducia Francesco Magnano come coordinatore per monitorare la situazione di Marco Mariani, attuale primo cittadino leghista. Berlusconi ne avrebbe anche parlato con Bossi lunedì scorso, confermando i suoi dubbi sulla candidatura del sindaco uscente che ha allestito i “fallimentari” uffici ministeriali nella villa reale di Monza. E tra gli stessi leghisti si mostra un certo scetticismo sulle possibilità di vittoria di Mariani, che negli ultimi mesi ha comunque continuano a insistere sull’importanza della collaborazione con il Pdl. Sesto fa capitolo a sé, qui la Lega è spaccata al suo interno, tra cerchisti e maroniani. Ma “mazzate” continuano a tirarsele pure gli ex forzaitalioti con gli ex aennini. Le correnti degli assessori regionali lombardi Romano La Russa e Alessandro Colucci non sono ancora riuscite a mettersi d’accordo ma per aprofittare dello scandalo Penati e conquistare la roccaforte rossa, lo dovranno inevitabilmente fare. Idel dicasi per Como, dove i dubbi tra gli ex alleati di governo non stanno facendo decollare la campagna elettorale.