giovedì, 23 febbraio 2012 ore 00:55

Prima pagina

Ghedini si toglie la toga
e poi ricusa i giudici

di Alessandro Calvi

Giustizia. Scontro tra avvocati e corte a Milano. Polemiche tra alfano e Vietti sui tempi della prescrizione

Nella foto: Niccolò Ghedini

Il gesto ricorda, seppure alla lontana, quello del grande nemico. Ieri Niccolò Ghedini, come prima di lui e nello stesso tribunale fece Antonio Di Pietro, si è tolto la toga. Poi, è andato via «indignato» con i giudici del processo Ruby mentre contro quelli del processo Mills veniva depositata una richiesta di ricusazione.
Siamo ai botti finali. E il testa a testa è frenetico. Disarcionato da Palazzo Chigi, il Cavaliere corre più lentamente, inseguito a una incollatura dalla sentenza Mills, potenzialmente infamante, la quale è a sua volta inseguita dalla prescrizione ormai a un tiro di schioppo. Ce n’è abbastanza per capire le ragioni dei fuochi d’artificio messi in scena ieri dalle difese del Cavaliere a Milano mentre a Roma, a sostegno del grande capo, si alzavano le voci dei pretoriani più fedeli, come Fabrizio Cicchitto, e anche di quelli, vedi Sandro Bondi, dei quali si erano perse le tracce. E non è ancora tutto.
Sullo sfondo, infatti, il tema della ex Cirielli sta riguadagnando il centro del tavolo sul quale si incrociano i dossier aperti su carceri e giustizia, come dimostra il succoso scontro di ieri tra il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, e l’ex Guardasigilli, e attuale segretario del Pdl, Angelino Alfano: il primo ha definito «giusto» accelerare un processo per arrivare a sentenza e il secondo gli ha risposto seccamente accusandolo di aver parlato «da politico che auspica platealmente uno specifico risultato processuale». In serata, Vietti ha smentito di aver parlato esplicitamente dei processi a Berlusconi.
La giornata, come detto, era però iniziata con gli effetti speciali nell’aula del processo Ruby che Niccolò Ghedini e Piero Longo, i due avvocati di fiducia dell’ex premier, hanno platealmente abbandonato. Ghedini e Longo avevano chiesto di «rimodulare il calendario delle udienze», sentendosi però rispondere dalla Corte che una decisione sarebbe stata presa soltanto a fine udienza. Un affronto, evidentemente, tanto da far sbottare Ghedini in un: «Non si possono trattare così gli avvocati»; «questi avvocati, gli avvocati di Berlusconi», ha aggiunto, tanto per chiarire, Longo. Berlusconi, si ricorderà, è alla sbarra per concussione e prostituzione minorile.
Certo è che l’agenda giudiziaria del Cavaliere è davvero ormai fittissima e non deve essere facile per i suoi avvocati districarsi tra le udienze che si susseguono a Milano. «Avevamo chiesto un rinvio di mezz’ora dell’udienza di lunedì 30 perché alle 9 Berlusconi ha un altro processo davanti al gup e deve fare le sue dichiarazioni spontanee», ha spiegato ancora Ghedini, riferendosi al processo Ruby e alla udienza preliminare per il nastro Unipol-Bnl. «Poi - ha proseguito - volevamo far slittare l’udienza del 10 febbraio per poi recuperarla perché il 9, al processo Mills che sta finendo, c’è la requisitoria del pm. E l’11 sono previste le nostre arringhe». Alla fine, la richiesta di rimodulare il calendario è stata comunque bocciata dai giudici della quarta sezione penale del tribunale, presieduto da Giulia Turri. Si riprende lunedì prossimo.
Non passa molto - sono ormai le 13 - e si diffonde la notizia che il Cavaliere sarebbe pronto a chiedere - come poi effettivamente farà poco dopo - la ricusazione del collegio della decima sezione penale presieduto da Francesca Vitale. È il collegio che giudica sul processo Mills nel quale Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari. Anche in questo caso, il nodo è nei tempi del processo: quelli della prescrizione e quelli delle udienze che, a detta dei legali di Berlusconi, avrebbero avuto una accelerazione anomala, in vista proprio della mannaia della prescrizione.
Peraltro, anche sul momento nel quale quella mannaia calerà le idee sono diverse tra procura, difese e tribunale. Secondo l’accusa, per arrivare a sentenza si avrebbe tempo fino al 12 aprile, secondo i giudici non si andrebbe oltre il 14 febbraio. Quanto alle difese, ebbene: il tempo sarebbe già scaduto. In ogni caso, fissando per febbraio la prescrizione e avendo contemporaneamente tagliato tre testimoni dalla lista predisposta dai difensori, Ghedini e Longo sostengono che il tribunale ha di fatto anticipato il proprio giudizio di condanna. Ed è proprio questo il contenuto della istanza di ricusazione depositata presso la quinta sezione della Corte di Appello che, per di più, non è chiaro se blocchi o meno il decorso dei termini della prescrizione. Entro pochi giorni è atteso il parere della Procura Generale. Ma non si sbaglia se si scommette che prima di allora ci saranno ancora sorprese.

venerdì, 27 gennaio 2012

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commenti dei lettori

5 commenti presenti

Sonia

28 gen 2012 18:08

Questo accade a tutte le scelte dettate dalla dirigenza di sinistra. Intanto fare opposizione con mezzi leciti e non, poi si vedra'. La furbizia e' l'intelligenza di chi non sa, quindi sempre battuta.

Tullio Manescalchi

28 gen 2012 17:52

Inventarsi carte false per non ammettere la persecuzione contro il solito imputato, discredita la giustizia ma non i giustizieri. Il comune cittadino pero', prende nota dei fatti e di chi dovrebbe impedire lo scempio dei fondamenti di una repubblica democratica.

egle

28 gen 2012 17:42

permetto di segnalarvi un sito che in questi tempi di crisi mi è sembrato decisamente interessante.... ahimè!!!! Il sito è www.risparmiare-risparmiando.com

honhil

28 gen 2012 10:09

Quando la legge è quella del pm. Ok, si mandi Berlusconi in galera. A vita. Così che le toghe possano vivere felici e contente. Ma che giustizia è se il pm contesta all’avvocato della difesa l’eccessivo ‘approfondimento’? E che fine ha fatto il ‘principio costituzionale della terzietà del giudice’, se il giudice Vitale, invece di permettere il dovuto approfondimento in aula, al fine di potere emettere una sentenza sulla base del diritto, in scienza e coscienza, si mette dalla parte del pm fino al punto di replicare stizzita all’avvocato della difesa che le sue " lamentele potranno essere oggetto di ricorso in Cassazione"? Come dire io ti pesto e tu devi stare zitto e poi, semmai, vai a leccarti le ferite in Cassazione. Bene. Ma dopo aver messo in una fetida cella il berlusca e gettata la chiave nella Fossa delle Marianne, al Buonsenso non resta che sperare di non finire mai in un’aula di tribunale e venire rosolato a piacimento da un pm e da un giudice, mentre il suo avvocato di difesa viene deriso e i testimoni a discarico ricusati. Sembrava impossibile per la culla del diritto romano che in certi tribunali dello Stivale si potesse instaurare la tirannide giudiziaria. Invece è avvenuto quello che neppure nei tempi più buoi dell’ex URSS è capito. Lì, i dissidenti o gli avversari politici, si mandavano in manicomio. Si torturavano fino a estorcere una confessione. Ma quando si portavano in tribunale le carte, anche se lorde di sangue, erano a posto. In modo che il giudice, che aveva le mani e la coscienza nere come e più della polizia giudiziaria, potesse emettere la sentenza dopo aver sentito decine e decine di testimonianze che inchiodavano l’imputato alle sue non colpe. Lì avevano il potere di vita e di morte i giudici e la polizia, per servire meglio lo stesso tiranno, ma cercavano di salvaguardare il Rito del giudizio. L’apparenza. Da noi si è perso anche questa specie di pudore perverso. Si è buttato il codice e la costituzione oltre l’ideologia e si procede nei tribunali con la stessa disinvolta arroganza di come fa la Mafia nel portare avanti i suoi affari. Non è un post di protesta, ma sicuramente vuole essere un post di riflessione. Perché sempre più spesso capita che i tribunali affrontano i processi con l’idea fissa di far vincere il proprio pupo. Un esempio per tutti. Il processo a Bruno Contrada, che sembra abbia fatto scuola. Anche lì sono stati tenuti fuori i testimoni a discarico.

GIOVANNI

28 gen 2012 06:52

GIUDICI PREVENUTI E CORROTTI. METODI DA SANTA INQUISIZIONE. UNA VERGOGNA DELL'ITALIA.

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Dancers hold a Wipro e.go Aero Ultra notebook at its launch in Bangalore, India, Tuesday, Feb. 21, 2012. The e.go Aero Ultra is India's slimmest and first 14 inch screen notebook which weighs 1.7 kilogram and is priced between 39,900 rupees ($810) and 49,000 rupees ($995), a company release said. (AP Photo/Aijaz Rahi)